La Pieve di S. Vitale è citata per la prima volta nel 986 come centro di una tenuta fondiaria dipendente dal vescovo di Lucca Teudigrimo. Il territorio di Mirteto era infatti un punto di riferimento nell’organizzazione longobarda del territorio e rappresentava l’estremo caposaldo settentrionale del Ducato di Lucca posto a confine con i territori del Comitato di Luni. La posizione strategica in cui fu insediata la pieve consentiva il controllo della viabilità e, a vista, della costa alto-tirrenica.

S. Vitale era pieve suffraganea della vicina pieve di S. Lorenzo di Monte Libero, in diocesi di Luni, da cui secondo lo storico Ubaldo Formentini divenne indipendente nel sec. XI.

Il confine tra i due territori doveva passare dal monte di Codupino (il latino Quo de pino) come dimostra una disputa tra i due pievani a proposito delle Decime, registrata nel 1248 e risolta con la divisione in parti uguali del ricavato.

Tra 1200-1300 la pieve di S. Vitale e il Comunello di Mirteto appaiono ancora uno dei centri più importanti della zona da un punto di vista economico e religioso, comprendendo la maggior parte dei territori in destra Frigido. Tra le sue dipendenze, anche al chiesa di S. Martino di Buita.

Nei secoli successivi il predominio della famiglia Malaspina sposta il centro economico della valle del Frigido a Massa, dove oltre alla trasformazione del castello Obertengo si assiste anche allo sviluppo degli agglomerati nella piana sottostante tra cui Bagnara, Conca, Prado, Rocca e Grondini.

La pieve di S. Pietro in Bagnara, anch’essa originatasi dalla soppressione di S. Lorenzo, diviene così il maggior centro religioso di riferimento a scapito di S. Vitale.

L’edificio di tipo rinascimentale è, secondo gli storici, un edificio ricostruito poco distante dal più antico edificio medievale che doveva trovarsi invece nella vicina zona detta “alla tomba” dove gli estimi di fine sec. XIV indicano l’esistenza di un “cimitero vicino alla pieve”.

Una epigrafe del 1759, che ricorda la consacrazione della chiesa da parte del vescovo C. Lomellini della diocesi di Luni-Sarzana, per lungo tempo avrebbe fatto pensare ad una sua costruzione in quel periodo.

Si riferiva invece a importanti lavori di ampliamento di una chiesa già esistente di cui sono probabile attestazione i vari elementi di reimpiego rinvenuti e la lunetta affrescata presente oggi sulla parete del campanile. Di scuola toscana e databile al secolo XVI-XVII, raffigura un Battesimo di Cristo con la figura del S. Giovanni.

L’edificio attuale presenta una facciata lineare affiancata sulla destra da un campanile e preceduta da un portichetto con portale in marmo realizzato nel sec. XX. All’interno, una pianta a tre navate scansionate da sei colonne per lato sormontate da capitello dorico.

All’interno della chiesa gli altari della Vergine del Rosario (sec. XVII), di Gesù Crocifisso (sec. XVIII) e, di particolare interesse, l’ultimo altare nella navata destra con una pala d’altare del secolo XVIII secolo raffigurante il Volto Santo. Una conferma dell’antico legame con la diocesi lucchese e della leggenda secondo cui da qui passò la processione del Volto Santo durante il suo trasferimento da Luni a Lucca.

L’altare maggiore, di sec. XVIII e in marmi policromi, sorregge un’Annunciazione, gruppo scultoreo di fine Trecento-inizio Quattrocento che, attribuita ad Antonio Pardini, rappresenta un angelo e la Vergine collocati ai lati del presbiterio. La scultura realizzata con materiale di reimpiego suggerisce la provenienza da un'altra chiesa.

Tra le altre opere notevoli, un tabernacolo in marmo con Madonna Incoronata e Bambino (sec. XIV-XV) e una statua di S. Rocco (sec. XIV-XV) di insolita iconografia. Di buona fattura anche il fonte battesimale di sec. XVII-XVIII.

 

Distanza dal centro città: circa km 2 da Piazza Liberazione

Come si raggiunge: da Piazza Liberazione, in centro, si procede in direzione Carrara verso il Ponte di Castagnola. Al primo semaforo dopo il ponte, si svolta a destra su Via Pomezia e si prosegue diritto anche su Via don G. Minzoni, fino all’incrocio con Via Foce. Oltrepassata Ortola, sulla sinistra si imbocca Via S. Vitale proseguendo per circa 500 m sino ad incontrare la pieve, sulla sinistra.

 

Bibliografia

E. BIGINI, Mirteto. Il suo territorio, la sua pieve, in <>. A. 2, n. 4 (dic. 1982), pp. 41-50

L. SALVATORI, Le chiese medievali a Massa : fonti, iconografia, artisti,tesi di laurea, Corso di laurea in scienze dei beni culturali, Università di Pisa, relatore Valerio Ascani, 2007

Fonte articolo: "Antonella Aurora Manfredi, Pieve di S. Vitale, Terre del Frigido"